Ricerca

Fabiani Giulio e Ivano

Fanno parte dei caduti civili ad opera dei reparti tedeschi (334 Infanterie-Division, Heer Wehrmacht)

Utente sd

da Sd

0

Racconto di Aurora e Bianca Gori, le bisnipoti.

Il mio bisnonno si chiamava Giulio, e Ivano era suo cugino, abitavano alla Massa e nell’Agosto del 1944 le truppe tedesche stabilirono proprio lì il loro comando, probabilmente perchè la posizione era favorevole per qualsiasi avvistamento.

Il mio bisnonno non era in guerra; in quanto maggiore di tre fratelli tutti arruolati, aveva fatto richiesta per rimanere a casa d’aiuto alla famiglia, ma in quel contesto uomini giovani in giro non erano visti di buon occhio dalle truppe tedesche.

Da alcuni racconti familiari e dalle documentazioni di guerra dell’epoca, pare avesse aiutato partigiani del luogo portando loro del cibo, ma non aveva mai imbracciato armi, e viveva alla luce del sole con la sua famiglia, in quella che era la normalità di un periodo anormale. Per cercare di sopravvivere avevano nascosto il bestiame nel bosco, come altre famiglie, per sottrarlo alle razzie tedesche e ogni tanto dovevano andare a nutrirli correndo grossi rischi. Quando il 4 Agosto del  1944 lo presero e lo condussero nel bosco per i soliti controlli, con suo cugino Ivano ed un altro appena quattordicenne, quest’ultimo non resse allo spavento di dover stare di fronte a quei soldati armati, dai modi tutt’altro che amichevoli, e fuggì. Questa mossa non piacque affatto ai militari che si accanirono con Giulio e Ivano per sapere chi fosse quel ragazzo e per riaverlo lì. Giulio e Ivano, rispettivamente 29 e 18 anni, scelsero di tacere, probabilmente consapevoli che fare quel nome voleva dire condannare a morte il ragazzo, e furono uccisi per aver voluto dire no alla guerra, Giulio probabilmente avrà pensato ai suoi figli, Marialuisa di 2 anni e mezzo ed Ernesto di 10 mesi, avrà avuto il tempo di rendersi conto che non li avrebbe mai più visti, non si sarebbero ricordati i suoi occhi, le sue mani, il suo profumo, ma allo stesso tempo avrà avuto la convinzione che con quel gesto lasciava a loro ľeredità più grande e importante di tutte:  la libertà, per loro e per ogni altro bambino che sarebbe venuto in seguito. Oggi grazie a questa via Giulio e Ivano diventano un simbolo, il simbolo di tutti quelle persone che hanno perso la vita in quel periodo buio della nostra storia, persone che non devono essere dimenticate, perché solo ricordando ciò che è accaduto potremo esimerci dal farlo accadere di nuovo.